Assegni nucleo familiare 2020: domanda, calcolo, tabelle

4.7
(3)

L’assegno al nucleo familiare, talvolta scritto con la sigla ANF, è una prestazione di sostegno al reddito per le famiglie di determinate categorie di lavoratori dipendenti, pensionati o titolari di prestazioni previdenziali.

L’ANF è erogato dall’INPS, e il suo riconoscimento è stabilito in base alla tipologia del nucleo familiare, al numero dei componenti e al livello di reddito complessivo del nucleo stesso.

Gli importi sono rinnovati ogni anno, e sono pubblicati in tabelle valide dal 1° luglio fino al 30 giugno dell’anno seguente. Gli importi del 2020 seguono le tabelle descritte nella circolare INPS 17 maggio 2019, n. 66, ed hanno valenza fino al 30 giugno 2020.

A chi spetta?

L’assegno al nucleo familiare 2020 spetta alle famiglie di determinate categorie di lavoratori dipendenti, pensionati o titolari di prestazioni previdenziali.
In particolare, ai:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori dipendenti agricoli;
  • lavoratori domestici e somministrati;
  • lavoratori iscritti alla Gestione Separata;
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
  • titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex ENPALS;
  • titolari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Requisiti dell’assegno familiare

Per poter accedere agli assegni familiari, non basta rientrare in una delle categorie menzionate prima. Infatti, devono essere rispettati dei requisiti sulla tipologia e componenza del nucleo familiare e sul reddito complessivo.

Requisiti nucleo familiare

Per ottenere l’ANF, solo determinati componenti possono essere inclusi nel nucleo. In dettaglio:

  • il richiedente lavoratore o titolare della pensione;
  • il coniuge/parte di unione civile che non sia legalmente ed effettivamente separato o sciolto da unione civile anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia;
  • i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
  • i figli ed equiparati maggiorenni con inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro purché non coniugati, previa autorizzazione INPS;
  • i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché facenti parte delle famiglie numerose, previa autorizzazione INPS;
  • i fratelli, sorelle del richiedente e nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni, inabili a proficuo lavoro solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione INPS;
  • i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione INPS.
Sono considerati equiparati ai figli legittimi, i figli legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge, affidati a norma di legge
Sono famiglie numerose, i nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni.

Caso di nuclei composti da una sola persona

La prestazione può essere richiesta da una singola persona se questa è un orfano titolare di pensione ai superstiti da lavoro dipendente, minorenne o maggiorenne inabile a proficuo lavoro.

Caso di genitori separati

In caso di affidamento condiviso dei figli, il diritto all’ANF sussiste per entrambi e la scelta tra quale dei due genitori possa chiedere la prestazione è decisa con un accordo tra i due. In mancanza di accordo, l’assegno viene concesso al genitore convivente con i figli.
Nel caso in cui uno dei due genitori sia affidatario, questi può richiedere la prestazione in virtù della posizione tutelata dell’ex coniuge o parte di unione civile, anche quando non è titolare in proprio di un diritto.

Requisiti di reddito

Per poter accedere alla prestazione c’è bisogno che il reddito familiare non superi determinati limiti rinnovati ogni anno dalla legge. Per il 2020, si fa riferimento alla circolare INPS 17 maggio 2019, n. 66, la quale contiene gli importi validi fino al 30 giugno 2020.

Nell’ammontare totale dei redditi, vanno considerati tutti quelli assoggettabili all’ IRPEF, al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali.
Inoltre, vanno inclusi anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta di imposta o imposta sostitutiva se complessivamente superano i 1.032,91 €.

Dal punto di vista temporale, vanno considerati i redditi maturati nell’anno precedente al 1° luglio indicato nella circolare INPS. In questo caso, siccome la circolare ha valenza dal 1° luglio 2019 al 30 giugno 2020, vanno indicati i redditi maturati nel 2018.
Ad esempio, i limiti massimi di reddito per quest’anno vanno da un minimo di 48.617,30 € ad un massimo di 116.906,61 €, a seconda della tipologia di famiglia.

Redditi esclusi

Differentemente, non vanno inclusi nella somma dei redditi:

  • i Trattamenti di Fine Rapporto (TFR) comunque denominati e le anticipazioni sui TFR;
  • i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;
  • le rendite vitalizie erogate dall’INAIL, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
  • le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, gli importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legge provinciale di Bolzano 12 ottobre 2007, n. 9;
  • le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;
  • gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
  • gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione;
  • l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale;
  • gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

In ogni caso, il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere formato per almeno il 70% da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato.

Come fare domanda?

A partire dal 1° aprile 2019, c’è l’obbligo per tutti i lavoratori dipendenti del settore non agricolo di presentare la domanda direttamente all’INPS in forma telematica.
Ci sono due modi per farlo:

  • utilizzando il portale online ufficiale dell’INPS tramite il proprio PIN dispositivo, SPID o Carta Nazionale dei Servizi;
  • tramite sportelli di Patronato.

I lavoratori del settore agricolo, invece, possono presentare la domanda direttamente al loro datore di lavoro, tramite la compilazione del modello ANF/DIP (SR16).

Come viene pagato l’ANF?

L’assegno al nucleo familiare è erogato direttamente dall’INPS. Però, ci sono diversi modi per riceverlo.

  • Tramite pagamento in busta paga, effettuato dal datore di lavoro, per:
    • tutti i lavoratori dipendenti
  • Con pagamento effettuato direttamente dall’INPS, tramite bonifico presso ufficio postale o mediante accredito su conto corrente bancario o postale, per:
    • addetti ai servizi domestici;
    •  iscritti alla Gestione Separata;
    • operai agricoli dipendenti a tempo determinato;
    • lavoratori di ditte cessate o fallite;
    • beneficiari di altre prestazioni previdenziali.

Quando fare domanda e durata

La domanda deve essere rinnovata ogni anno in cui si voglia ottenere la prestazione.
In caso di variazioni nei livelli di reddito complessivo o nella composizione del nucleo familiare, l’INPS va informato tempestivamente entro e non oltre i 30 giorni dall’avvenimento.

L’assegno al nucleo familiare parte dal primo giorno del periodo di paga o di pagamento della prestazione previdenziale, nel corso del quale si verificano le condizioni prescritte per il riconoscimento del diritto (ad esempio, celebrazione del matrimonio, nascita di figli). Poi, la prestazione si interrompe alla fine del periodo di riferimento (30 giugno) o in caso decada uno dei requisiti.

Nel caso in cui, in alcune settimane, vengono effettuate meno giornate lavorative (come nel caso del part-time) spettano tanti assegni giornalieri per quante sono le giornate lavorate con esclusione del sabato.
In ogni caso, non possono essere erogati complessivamente più di 6 assegni giornalieri per ciascuna settimana e 26 assegni giornalieri per ogni mese.

Se i pagamenti sono subordinati ad autorizzazione da parte dell’INPS, la data iniziale dell’erogazione e quella di scadenza sono indicate nell’autorizzazione.

È possibile presentare la domanda per periodi precedenti alla richiesta stessa. Gli ANF arretrati possono riguardare esclusivamente i 5 anni precedenti, secondo il termine di prescrizione quinquennale.

Quanto è stato utile quest'articolo?

Clicca su una stella per votare!

Voto medio 4.7 / 5. Totale voti: 3

Nessun giudizio al momento! Vota per primo.

Ci dispiace che quest'articolo non sia stato utile per te!

Dacci qualche suggerimento!

Ci dici come potremmo migliorare quest'articolo?

Fabrizio Pinci

Appassionato di innovazione e business. Laureato in Marketing Management alla University of Groningen. Ho un forte interesse per l'arte e le scienze.

Fin da bambino ho sempre desiderato viaggiare, conoscere e incontrare nuove culture. Ho studiato nei Paesi Bassi e girato l'Europa in treno quando avevo solo 19 anni. Questo ha stimolato ancora di più la mia curiosità e la sete di conoscenza.

Ho co-fondato con diversi amici MOOB Magazine, un editoriale pura espressione della voce dei millennial: dalla moda al business, dalla musica al cinema. Inoltre, ho lavorato in product marketing e comunicazione per la multinazionale Boston Scientific.